Arriva l’industria
LAVORO DURO - Il posto di lavoro nella filanda di Ospitaletto era ambito perché il livello degli stipendi era più alto della media del resto della provincia: una lira e 10 centesimi per le filatrici (80 centesimi le più giovani), il doppio gli uomini. Ma le condizioni di lavoro, come del resto in tutte le fabbriche dell’epoca, erano durissime: 12 ore al giorno con punte di 14 per sei giorni la settimana, e non sempre il riposo festivo era rispettato se si trattava di dover onorare delle scadenze. I dipendenti andavano a lavorare la mattina alle 5, fermandosi solo per qualche minuto a mezzogiorno per mangiare seduti in un angolo “en quadrèl de pulenta” pagandolo 2 centesimi. Una situazione che veniva vissuta come normale: lo dimostra il fatto che all’unico sciopero proclamato nel 1897 per chiedere una diminuzione dell’orario di lavoro, aderirono solo sei persone. Federico Serlini fu un personaggio importante per Ospitaletto: fu sindaco prima del fascismo e podestà durante il regime, fu il motore dietro alla realizzazione del ricovero per anziani (che infatti porta ancora il suo nome) e dell’asilo, e con i fratelli ebbe un parte importante nella costituzione della società “Calzifici Roberto Ferrari”. IL CALZIFICIO - Di calzifici a Ospitaletto ce n’era stati diversi. Alla fine dell’Ottocento era attivo il “Calzificio Corrado Forster & C.”, che nel 1885 fu una delle prime fabbriche bresciane a ricevere l’energia elettrica, e si sviluppò fino ad avere 1700 fusi di torcitura e nel 1905 anche dieci macchine per calzificio. La principale azienda del settore fu però appunto il “Calzificio Ferrari”, aperto nel 1925 come filiale della “Società anonima Cotonificio di Palazzolo”, che al suo massimo sviluppo occupò fino a mille operai. La chiusura dell’azienda, nel 1955, fu un vero trauma per il paese. Furono però molti i dipendenti che decisero a questo punto di mettersi in proprio, aprendo imprese artigianali che ebbero un certo successo. |
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Ci fu Federico Serlini anche dietro l’arrivo a Ospitaletto della fabbrica “Corbetta” di sedie in legno curvato: aveva saputo che l’industriale milanese cercava una nuova sede per riaprire la sua azienda dopo i problemi della crisi del 1929 e lo convinse a venire nel suo paese. L’azienda aprì nel 1931, arrivando a dare lavoro fino a 500 persone.

